In pista, di nuovo

«A che ora ci vediamo in griglia domani mattina?»

«Eh, almeno alle 6…»

«Ma sei matto? Io vado alle 5, voi fate come vi pare».

Dialoghi tra ciclisti alla vigilia di una granfondo. Li ascoltavamo attoniti, noi del team del progetto Di nuovo in pista: ormai eravamo la loro ombra, li seguivamo ovunque con la videocamera e con mille domande sulla grande sfida che avevano deciso di compiere.

Vincere lo Scudetto del Prestigio partecipando a otto granfondo ciclistiche in un anno. Ivano e Gianluigi: un trapiantato di cuore e il suo medico, insieme gara dopo gara per dimostrare che dopo un trapianto è possibile ricominciare a fare sport. E che il ritorno alla vita a volte è più forte di tutto.

Quindi, 5 del mattino: bicicletta pronta e piedi sui pedali, sguardo fisso sull’obiettivo e una buona dose di ironia per vincere il freddo e la tensione.

Quasi ogni mese, per un anno, Ivano e Gianluigi hanno affrontato insieme questa avventura, circondati dall’affetto delle loro famiglie e dal sostegno dei loro fan. Dopo 1194 chilometri e molto sudore, hanno finalmente conquistato il Prestigio.

Noi abbiamo gioito insieme a loro dopo ogni traguardo, fino all’ultima vittoria. Abbiamo raccolto le loro preoccupazioni e i loro sorrisi, raccontandoli nelle 5 puntate della webserie Di nuovo in pista e attraverso i post dell’omonimo blog.

Di nuovo in pista è un progetto del Centro Nazionale Trapianti (CNT), che ha ideato e reso possibile questo bellissimo viaggio.

Adesso speriamo che la storia di Ivano e Gianluigi, una storia di sport e di vita, possa servire a quanti hanno affrontato o sono in attesa di un trapianto. Per questo il CNT ha deciso di continuare a raccontare l’avventura di Ivano e Gianluigi, che dopo una breve tregua per recuperare le energie si sono già rimessi in sella alla bicicletta.

Quest’anno pedalerà al loro fianco un altro cardio trapiantato, Beniamino Tagliabue, e il nuovo trio affronterà insieme le più importanti granfondo d’Italia.

In questo modo il progetto Di nuovo in pista continuerà a vivere: sarà la voce di Ivano a portarlo avanti, che partito in coppia con Gianluigi proseguirà adesso le sue corse con nuovi compagni di viaggio.

A loro vanno i nostri migliori auguri. Continueremo a seguirvi e a diffondere quella che fin dal primo momento è stata secondo noi una storia degna di essere raccontata.

Un grazie speciale a Ivano e a Gianluigi, che hanno voluto condividere con noi la forza del loro sogno. Insegnandoci prima di tutto che il trapianto è vita.

Il team di formicablu

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Una gara prestigiosa

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Il sogno di Ivano si è realizzato: lo scorso 12 luglio abbiamo formalmente raggiunto l’obiettivo dello scudetto Prestigio portando a termine la granfondo La Pinarello a Treviso. Ivano con questa settima gara conclusa ha compiuto un’impresa unica nel suo genere e ha dimostrato che, con un corretto allenamento, anche un paziente trapiantato può raggiungere obiettivi e risultati importanti. L’attività fisica e sportiva è infatti uno strumento fondamentale per un trapiantato per tornare a vivere normalmente o straordinariamente, come ha fatto Ivano.

Prima di iniziare la gara, devo ammettere che c’era un po’ di tensione. Ci stavamo “giocando” mesi di impegno e fatica e rovinare tutto per una caduta o un imprevisto sarebbe stato un grande peccato. Ivano iniziava poi a pedalare con qualche acciacco alle vie respiratorie e questo sicuramente non ha aiutato a stemperare la preoccupazione. Ma poi, a ormai metà gara, ha capito che poteva reggere e il traguardo si stava avvicinando sempre di più. Non è stata una gara facilissima. Non tanto per le altezze, che erano decisamente affrontabili dopo lo Stelvio e le Dolomiti, ma per un caldo “birichino”, come si dice in Romagna, che ci ha accompagnato per tutte le sette ore di gara e per diverse cadute di gruppo che abbiamo sempre schivato per un pelo. La più brutta l’abbiamo sfiorata subito dopo la prima discesa. Solo per un colpo di fortuna siamo passati in mezzo a due ciclisti già per terra, evitando di farci travolgere dall’effetto domino delle cadute di gruppo. La brutta sensazione mi è rimasta però addosso e fino all’ultima discesa ho dovuto tenere a freno Ivano, molto più sciolto di me ad andare giù.  Poi finalmente il traguardo si è materializzato davanti a noi. Quando lo abbiamo tagliato, insieme come tutte le gare (anche quelle “misteriose”!) avevo la pelle d’oca e un po’ di “magone” perché avevo in mente quello che Ivano aveva detto: “Da bambino sognavo di partecipare ai mondiali di ciclismo e anche di vincerli”. Dopo questa vittoria, un record mondiale lo ha davvero fatto!

Per lui e per tutti quelli che come me hanno vissuto questa esperienza con lui, il significato più profondo di questa avventura è stato dimostrare che un paziente trapiantato può essere un ciclista come altri e che una donazione e un trapianto possono davvero restituire una vita piena. Ora però la nostra avventura non è finita. Ci riposeremo un pochino, ma non troppo. La prossima settimana siamo a Trento, fuori dal circuito Prestigio, più come ospiti che come corridori. E per chiudere il cerchio lì dove tutto è iniziato. Poi il nostro prossimo grande appuntamento sarà a Roma alla Granfondo di ottobre, dove saremo insieme alla squadra dei ciclisti trapiantati e degli esperti del progetto “Trapianto… e adesso sport”, cioè amici, medici e compagni di bicicletta, per pedalare ancora una volta lungo le strade della capitale e testimoniare l’efficacia di un trapianto e l’importanza della donazione degli organi.

L’attività fisica? Fa bene a tutti

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In questo percorso che stiamo portando avanti io e Ivano, oltre a raccontare la nostra sfida per ottenere il Prestigio, puntiamo molto a promuovere lo sport e l’attività fisica come elemento fondamentale per migliorare e recuperare la qualità di vita dei pazienti trapiantati, in linea con gli obiettivi del progetto “Trapianto…e adesso sport“. Ma quello che mi preme raccontare come medico dello sport è che in generale l’attività fisica fa bene a tutti. Anche per esempio ai pazienti che sono in attesa di un trapianto.

Come mi è capitato già di scrivere, il compito di noi medici che ci occupiamo di questo settore è quello di adeguare la prescrizione dell’attività fisica alle capacità del paziente. Faccio un esempio. I pazienti cardiopatici scompensati. Ci sono diverse classi di paziente cardiopatico scompensato, a seconda delle caratteristiche della malattia. Abbiamo infatti le classi 1, 2, 3, e 4. Ma in tutti i casi, anche nel paziente cardiopatico scompensato che non riesce a salire le scale perché non ce la fa, il nostro ruolo non è impedire di fare attività fisica, ma individuarne e prescriverne una che sia inferiore al livello di impegno fisico che scatena la dispnea, cioè il fiato corto da carenza di ossigeno perché il cuore non lavora bene.

Quindi anche ai pazienti in attesa di trapianto è assolutamente concessa un’attività fisica che arrivi fino a un certo livello di impegno fisico, andando a calibrare bene intensità e durata, la cosiddetta posologia come scrivevo qualche tempo fa, facendo un paragone con i farmaci. Dopo il trapianto, poi, questa stessa attività fisica dev’essere ancora consigliata in modo che i tempi di recupero siano inferiori a quelli prima del trapianto, perché il livello di partenza viene alzato.

31 maggio: dieci anni dal trapianto nella Giornata Nazionale della Donazione

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Il 31 maggio 2005, all’Ospedale Niguarda di Milano, affrontavo un trapianto di cuore. Per questo ieri è stata una giornata molto importante: sono passati dieci anni esatti dal giorno in cui sono tornato a vivere. E questa ricorrenza ha avuto per me un’importanza doppia, perché cadeva esattamente nella Giornata Nazionale della Donazione di Organi e Tessuti.

Ho deciso di dare il mio contributo per sensibilizzare alla donazione. Sono andato a Bedizzole, dove l’A.N.T.O. di Brescia aveva preparato uno stand con depliant e materiale informativo.

Lì abbiamo passato la mattinata a parlare con le persone, raccontando come un estremo gesto di altruismo possa salvare una vita. Come è successo a me dieci anni fa. E come è successo alla piccola Elena, 4 anni, che come me ha affrontato un trapianto di cuore. Era lì con la sua mamma e il suo fratellino: insieme sono una vera forza della natura. Abbiamo parlato molto, e abbiamo fatto questa bella foto che ci è rimasta come ricordo di una bella giornata.

Ho raccontato alla mamma di Elena la mia storia, dandole qualche suggerimento su come portare avanti questo cammino. Chi ha affrontato un trapianto non deve vivere sotto una campana di vetro: in modo graduale, con qualche precauzione, è possibile tornare a una vita normale.

Io l’ho fatto, riprendendo il sogno che avevo chiuso in un cassetto durante la malattia: correre in bicicletta. Sto cercando di realizzarlo in pieno questo sogno, mentre cerco, insieme all’amico, medico e compagno di squadra Gianluigi, di portare a casa lo scudetto Prestigio. Collezionando anche molte soddisfazioni: come settimana scorsa, quando siamo stati tra i 2500 a tagliare il traguardo del percorso lungo della mitica Nove Colli di Cesenatico. Una bella soddisfazione, visto che eravamo partiti in 8500!

Oggi voglio dedicare questo successo a Elena, perché possa realizzare i suoi sogni come sono riuscito a fare io. Coraggio piccola, siamo con te!

3° episodio – La prova

 

Non solo medico e paziente. Ma anche amici, gregari uno dell’altro, compagni di sport e di sfide. Ivano e Gianluigi affrontano insieme con grinta le gare ciclistiche e della vita. Siamo arrivati alla terza puntata della webserie e i nostri protagonisti ci parlano del loro rapporto fuori e dentro l’ambulatorio e soprattutto della sfida più grande che Ivano ha dovuto affrontare: il trapianto. Tra paure e attese, Ivano ora è di nuovo in pista.

Donazione e trapianti, energia per la vita

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“Sono salva grazie ai medici di Niguarda e grazie a chi ha detto sì alla donazione”. Lo ha detto ieri Sara Anzanello, campionessa italiana di pallavolo. Ma è una frase che avrei potuto dire anche io. Io, e tutti quelli che come me sono stati salvati dall’estremo gesto d’amore e di altruismo di una famiglia.

Come Sara, sono stato operato all’Ospedale Niguarda di Milano. Quindi è anche grazie ai medici di Niguarda se oggi sono qui.

Con Sara condivido la passione per lo sport: poco importa se a livelli agonistici o amatoriali. Se lei leggesse questo post, sono certo che la penserebbe allo stesso modo. Entrambi con il trapianto abbiamo ricevuto in dono una nuova vita.

Sara Anzanello ne ha parlato ieri 19 maggio a Niguarda durante l’evento “Donazione e trapianti, energia per la vita”, dove ha raccontato la sua esperienza e il suo ritorno in campo dopo il trapianto. Io ne parlo in questo blog, tra un allenamento ciclistico e l’altro, e nella webserie che racconta la mia storia. Una storia di sport e di vita.

Dopodomani 22 maggio uscirà la terza puntata: quella centrale, l’episodio della svolta. Insieme a Gianluigi, mio medico, amico e ciclista, racconteremo la sfida del trapianto. E mostreremo davvero cosa vuol dire essere di nuovo in pista.

2° episodio – L’attesa

Fianco a fianco, Ivano e Gianluigi continuano la loro sfida: 8 granfondo da affrontare insieme per la conquista dello scudetto Prestigio. Ma la gara non comincia alla prima pedalata: c’è la preparazione, l’allenamento, la tensione dei giorni precedenti. L’attesa. Come quella che ha dovuto gestire Ivano 10 anni fa, quando aspettava che arrivasse il suo momento per il trapianto di cuore e la telefonata giusta non arrivava mai.

Ecco il secondo episodio della webserie “Di nuovo in pista. Storie di sport e di vita”.

1° episodio – La prima sfida

Inizia la sfida di Ivano e Gianluigi per la conquista dello scudetto Prestigio. 8 granfondo da pedalare fianco a fianco per un traguardo sportivo e di vita. A 10 anni dal trapianto di cuore di Ivano, ottenere il Prestigio significa testimoniare che lo sport può aiutare a mantenersi in salute. Ci credono fermamente Ivano e Gianluigi, che impareremo a conoscere puntata dopo puntata della webserie e post dopo post del del blog “Di Nuovo in Pista”.