L’attività fisica? Fa bene a tutti

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In questo percorso che stiamo portando avanti io e Ivano, oltre a raccontare la nostra sfida per ottenere il Prestigio, puntiamo molto a promuovere lo sport e l’attività fisica come elemento fondamentale per migliorare e recuperare la qualità di vita dei pazienti trapiantati, in linea con gli obiettivi del progetto “Trapianto…e adesso sport“. Ma quello che mi preme raccontare come medico dello sport è che in generale l’attività fisica fa bene a tutti. Anche per esempio ai pazienti che sono in attesa di un trapianto.

Come mi è capitato già di scrivere, il compito di noi medici che ci occupiamo di questo settore è quello di adeguare la prescrizione dell’attività fisica alle capacità del paziente. Faccio un esempio. I pazienti cardiopatici scompensati. Ci sono diverse classi di paziente cardiopatico scompensato, a seconda delle caratteristiche della malattia. Abbiamo infatti le classi 1, 2, 3, e 4. Ma in tutti i casi, anche nel paziente cardiopatico scompensato che non riesce a salire le scale perché non ce la fa, il nostro ruolo non è impedire di fare attività fisica, ma individuarne e prescriverne una che sia inferiore al livello di impegno fisico che scatena la dispnea, cioè il fiato corto da carenza di ossigeno perché il cuore non lavora bene.

Quindi anche ai pazienti in attesa di trapianto è assolutamente concessa un’attività fisica che arrivi fino a un certo livello di impegno fisico, andando a calibrare bene intensità e durata, la cosiddetta posologia come scrivevo qualche tempo fa, facendo un paragone con i farmaci. Dopo il trapianto, poi, questa stessa attività fisica dev’essere ancora consigliata in modo che i tempi di recupero siano inferiori a quelli prima del trapianto, perché il livello di partenza viene alzato.

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Anche la seconda Granfondo è fatta

cervia

E anche questa è fatta. La scorsa domenica io e Ivano abbiamo portato a casa la conclusione della seconda Granfondo valida per lo scudetto Prestigio, la “Via del Sale” di Cervia. 150 km e rotti di fatica, ancora fisiologica.

Un tempo discreto, 5 ore e 47 minuti, perfettamente in linea con le aspettative che ci eravamo dati: tra le 5 ore e mezzo e le 6 ore. E molta soddisfazione perché procediamo e perché so che potevo anche dare qualcosa in più. L’allenamento costante e regolare in vista del Prestigio influisce infatti positivamente sulle mie performance: ho notato che non arrivo più in fondo al traguardo distrutto. Non sono mai stato così allenato e così motivato a farlo!

In quest’ultima gara ho anche avuto un impegno in più: avevo montato sul casco una piccola telecamera per fare qualche ripresa “da dentro” nella folla dei ciclisti. La telecamerina è sì piccola, ma non è senza peso! Quindi, dopo circa un’ora, l’ho messa in tasca per poi recuperarla in vista del traguardo. Ora sono davvero curioso di vedere cosa i miei occhi hanno visto e registrato durante l’inizio e la fine della Granfondo.

Adesso, prima di pensare alla prossima gara, l’impegnativa Dieci colli di Bologna, devo tornare a dedicarmi al mio lavoro e a seguire Ivano come medico per il progetto “Trapianto…e adesso sport”. Siamo compagni di sport in questa avventura, ma prima di tutto siamo alleati nella vita di tutti i giorni nel suo percorso di salute.