Ritorno a scuola

A settembre tutti i ragazzi tornano a scuola: e io con loro. Per la precisione all’Istituto Superiore “Capirola” di Leno, dove lavoro da 8 anni.

Anche quest’anno il rientro in classe è stato una tappa importante, che per me ha accompagnato la preparazione all’ultimo traguardo verso la granfondo di Roma, che ci aspetta l’11 ottobre.

Ma la mia vita non è soltanto ciclismo. Dopo il trapianto, poter ricominciare a lavorare ha avuto un significato fondamentale. Un altro passo verso il ritorno alla vita.

Lo racconta molto bene la Preside dell’Istituto Capirola, Ermelina Ravelli. A lei devo moltissimo, perché ha avuto fiducia in me e ancora oggi mi sostiene in ogni mia sfida. Compresa quella per la conquista dello Scudetto Prestigio.

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4° episodio – La grande salita

Gara dopo gara, chilometro dopo chilometro, salita dopo salita siamo arrivati alla quarta puntata della webserie Di Nuovo In Pista. Ivano e Gianluigi, superando le curve delle granfondo che devono affrontare per arrivare a conquistare lo Scudetto Prestigio, ripercorrono la grande salita del post-trapianto, in cui bisogna accogliere con cura e pazienza un organo nuovo nel proprio organismo. Una nuova vita inizia e lo sport, ci raccontano i nostri due protagonisti, può essere una parte importante di questa nuova fase.

 

Io, medico dello sport, e il post-trapianto

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Quale è il mio ruolo di medico dello sport nel percorso di un paziente, come Ivano, che ha subito un trapianto? Riassumendo: valutare quali sono le sue condizioni generali e le sue possibilità e instradarlo verso la migliore o le migliori attività fisiche che può fare.

Ma come avviene questo processo? La valutazione iniziale è una fase importantissima, in cui bisogna individuare quali sono le performance cardio-vascolari del paziente e quali sono le sue possibilità. Avendo questi dati in mano, posso quindi fare una vera e propria prescrizione di attività fisica che, così come si fa con i farmaci, deve riportare la tipologia e il “dosaggio”: quale sport fare e con quale intensità e frequenza farlo.

L’attività fisica può essere sia di tipo aerobico che di resistenza, perché anche attività di questo tipo possono essere concesse, ovviamente prendendo in considerazione carichi che siano adeguati alle possibilità del paziente. 
Individuare la disciplina giusta per il paziente è fondamentale perché posso sperare che collabori e davvero porti avanti il suo percorso sportivo post-trapianto, se come medico dello sport sono bravo a capire quali possano essere gli sport, non solo adatti, ma anche di gradimento del mio paziente. E questo è ancora più importante per i pazienti che prima del trapianto hanno fatto poca o nessuna attività fisica. Per Ivano, appassionato fin da ragazzino di ciclismo, era abbastanza facile individuare cosa avrebbe voluto fare!

Poi devo creare delle occasioni di attività fisica, cioè devo indicare una serie di strutture o eventi sportivi in cui il paziente può portare avanti il suo percorso in sicurezza, seguito da personale professionale e qualificato, e, perché no, in un ambiente socializzante.

Infine il passaggio successivo è il cosiddetto follow-up, ovvero seguire nel tempo il paziente, monitorando le sue performance e la risposta del suo corpo e qualche volta sostenendolo nei momenti, assolutamente “fisiologici”, di scoraggiamento, come è successo qualche volta anche con Ivano. In quei casi, guardo le analisi, i dati, le evidenze, la letteratura medica e faccio parlare la scienza medica. Infatti, al di là del nostro rapporto di amicizia, come medico, il mio primo compito è vigilare sulla sua salute.