Il sogno del Mondiale

Ivano_piccolo

Durante una gara a Lumezzane, Brescia, siamo partiti e in contropiede ho fatto subito uno scatto: ho corso tutta la gara da solo, e sono arrivato con quasi un minuto di vantaggio sul secondo. Avevo 9 anni.

È una delle vittorie più belle che ricordo, alla fine della gara molti ciclisti si sono complimentati con me. Mi “tenevano d’occhio”, per così dire: ero portato, all’epoca vincevo parecchio. Tutte le domeniche era un podio, ero sempre tra i primi tre posti.

Ivano_piccolo_podioIl mio sogno era poter partecipare al Campionato Mondiale.

A 13 anni sono entrato nella categoria Esordienti.

Ricordo che è stato un passaggio faticoso, ho fatto pochi podi. A 14 anni, nel secondo anno di Esordiente, riuscivo a malapena a concludere le gare.

Ma dai controlli medici sembrava che andasse tutto bene, quindi pensavo che sarebbe bastato solo un po’ di allenamento in più. L’ostinazione non mi mancava.

Durante una gara ciclistica di tipo pista, di sera, dopo una volata sono arrivato terzo: “Hai ritrovato la tua forza”, mi hanno detto tutti. Ero felice. Ma la notte mi sono sentito male. Mi hanno portato in ospedale e mi hanno trovato in tachicardia. In terapia intensiva non riuscivano a farmi abbassare il battito cardiaco. Ero in pericolo di vita.

Sono riusciti ad arrestarmi la tachicardia con il defibrillatore, ma dopo vari controlli hanno accertato che non potevo più andare in bicicletta. Per me è stato un vero colpo. Scoprire di non poter più pedalare significava chiudere il sogno del Mondiale in un cassetto.

Un sogno che ho ripreso parecchi anni più tardi: dopo il trapianto di cuore ai Mondiali ci sono andato. Partecipando al campionato del mondo di trapiantati.

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