Una gara prestigiosa

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Il sogno di Ivano si è realizzato: lo scorso 12 luglio abbiamo formalmente raggiunto l’obiettivo dello scudetto Prestigio portando a termine la granfondo La Pinarello a Treviso. Ivano con questa settima gara conclusa ha compiuto un’impresa unica nel suo genere e ha dimostrato che, con un corretto allenamento, anche un paziente trapiantato può raggiungere obiettivi e risultati importanti. L’attività fisica e sportiva è infatti uno strumento fondamentale per un trapiantato per tornare a vivere normalmente o straordinariamente, come ha fatto Ivano.

Prima di iniziare la gara, devo ammettere che c’era un po’ di tensione. Ci stavamo “giocando” mesi di impegno e fatica e rovinare tutto per una caduta o un imprevisto sarebbe stato un grande peccato. Ivano iniziava poi a pedalare con qualche acciacco alle vie respiratorie e questo sicuramente non ha aiutato a stemperare la preoccupazione. Ma poi, a ormai metà gara, ha capito che poteva reggere e il traguardo si stava avvicinando sempre di più. Non è stata una gara facilissima. Non tanto per le altezze, che erano decisamente affrontabili dopo lo Stelvio e le Dolomiti, ma per un caldo “birichino”, come si dice in Romagna, che ci ha accompagnato per tutte le sette ore di gara e per diverse cadute di gruppo che abbiamo sempre schivato per un pelo. La più brutta l’abbiamo sfiorata subito dopo la prima discesa. Solo per un colpo di fortuna siamo passati in mezzo a due ciclisti già per terra, evitando di farci travolgere dall’effetto domino delle cadute di gruppo. La brutta sensazione mi è rimasta però addosso e fino all’ultima discesa ho dovuto tenere a freno Ivano, molto più sciolto di me ad andare giù.  Poi finalmente il traguardo si è materializzato davanti a noi. Quando lo abbiamo tagliato, insieme come tutte le gare (anche quelle “misteriose”!) avevo la pelle d’oca e un po’ di “magone” perché avevo in mente quello che Ivano aveva detto: “Da bambino sognavo di partecipare ai mondiali di ciclismo e anche di vincerli”. Dopo questa vittoria, un record mondiale lo ha davvero fatto!

Per lui e per tutti quelli che come me hanno vissuto questa esperienza con lui, il significato più profondo di questa avventura è stato dimostrare che un paziente trapiantato può essere un ciclista come altri e che una donazione e un trapianto possono davvero restituire una vita piena. Ora però la nostra avventura non è finita. Ci riposeremo un pochino, ma non troppo. La prossima settimana siamo a Trento, fuori dal circuito Prestigio, più come ospiti che come corridori. E per chiudere il cerchio lì dove tutto è iniziato. Poi il nostro prossimo grande appuntamento sarà a Roma alla Granfondo di ottobre, dove saremo insieme alla squadra dei ciclisti trapiantati e degli esperti del progetto “Trapianto… e adesso sport”, cioè amici, medici e compagni di bicicletta, per pedalare ancora una volta lungo le strade della capitale e testimoniare l’efficacia di un trapianto e l’importanza della donazione degli organi.

Donazione e trapianti, energia per la vita

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“Sono salva grazie ai medici di Niguarda e grazie a chi ha detto sì alla donazione”. Lo ha detto ieri Sara Anzanello, campionessa italiana di pallavolo. Ma è una frase che avrei potuto dire anche io. Io, e tutti quelli che come me sono stati salvati dall’estremo gesto d’amore e di altruismo di una famiglia.

Come Sara, sono stato operato all’Ospedale Niguarda di Milano. Quindi è anche grazie ai medici di Niguarda se oggi sono qui.

Con Sara condivido la passione per lo sport: poco importa se a livelli agonistici o amatoriali. Se lei leggesse questo post, sono certo che la penserebbe allo stesso modo. Entrambi con il trapianto abbiamo ricevuto in dono una nuova vita.

Sara Anzanello ne ha parlato ieri 19 maggio a Niguarda durante l’evento “Donazione e trapianti, energia per la vita”, dove ha raccontato la sua esperienza e il suo ritorno in campo dopo il trapianto. Io ne parlo in questo blog, tra un allenamento ciclistico e l’altro, e nella webserie che racconta la mia storia. Una storia di sport e di vita.

Dopodomani 22 maggio uscirà la terza puntata: quella centrale, l’episodio della svolta. Insieme a Gianluigi, mio medico, amico e ciclista, racconteremo la sfida del trapianto. E mostreremo davvero cosa vuol dire essere di nuovo in pista.