Il mistero dello Stelvio

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Formalmente ho raggiunto il traguardo della Granfondo Stelvio Santini. Fianco a fianco di Ivano, anzi praticamente insieme. Stesso tempo, solo uno scarto di pochissimi decimi di secondo. Se guardate l’elenco di chi è arrivato in fondo alla gara, il mio nome compare al posto 909, subito dopo quello di Ivano, con un tempo di 8 ore, 37 minuti e 27 secondi. Potrei allora raccontarvi che è stata una gara faticosa, con grandi altezze, in alcuni tratti fatta a spinta, scendendo dalla bici e portandola a fianco mentre col fiatone si camminava su per il passo Mortirolo. E che poi nell’ultimo tratto, quello dello Stelvio, il più temuto e allo stesso tempo agognato da tutti, ho faticato tantissimo, ma ho tenuto duro e alla fine ho tagliato il traguardo. Con enorme soddisfazione perché ero reduce da una brutta infezione virale alle vie respiratorie che mi ha tenuto a casa senza allenarmi i giorni prima della gara, sotto antibiotici e con l’ansia di saltare una gara così importante.

Ma le cose non sono andate così. Il mio nome nell’elenco degli intrepidi, allenati e tenaci ciclisti c’è davvero. E il mio pettorale è andato su e giù per lo Stelvio. Ma mentre Ivano spingeva forte sui pedali fino a 2758 metri di altezza, per la prima volta in una parte di percorso da solo in questa avventura per il Prestigio, io ero ormai rientrato in albergo a Bormio, a soli 31 chilometri dal traguardo, ma stanco dopo 121 km di sforzi e consapevole che più di così non potevo dare, dopo i giorni di malattia che mi hanno tagliato il fiato e le gambe. Ci ho pensato un po’, prima di mollare e lasciare che Ivano completasse il suo sogno, perché superare lo Stelvio è dall’inizio di questo percorso insieme uno dei suoi obiettivi più importanti. Ma io che lo Stelvio l’ho superato qualche anno fa, sapevo che le mie condizioni fisiche non mi permettevano di affrontare l’ultimo pezzo di gara. La mia testa mi diceva di tornare in albergo ad aspettare Ivano e gioire con e per lui, ma questa volta a distanza.

Allora qual è il mistero del mio arrivo? Molto semplice. All’inizio della gara ci è stato chiesto di consegnare un completo invernale da indossare poco prima dello Stelvio. Quando siamo ripassati nel percorso a Bormio, io sono uscito dalla gara e ho chiesto a Ivano di ritirare anche il mio completo, attraverso il mio pettorale. E così ha fatto. E quando ha tagliato il traguardo, aveva quindi con sé il mio pettorale e il suo. A ogni pettorale era “agganciato” un particolare chip che serve all’organizzazione per stilare la classifica degli arrivati in base al tempo di arrivo ed ecco svelato perché Gianluigi Sella è lì nella lista.

State pensando: “Ma non potevi far finta di nulla e dire che eri arrivato davvero alla fine della gara”? Ecco. Io non ci ho mai pensato. Ho avvisato l’organizzazione e sto raccontando tutto perché non farei mai una cosa del genere. Non si vincono gli scudetti facendo finta. Ci ho provato, ma non ho concluso la gara. Quindi, ora si ricomincia per portare a casa un altro punto per il Prestigio. Per essere in pari con Ivano, parteciperò a un’ulteriore Granfondo tra 10 giorni, alla gara a Feltre, anche quella bella tosta. Sarò da solo, dall’inizio alla fine questa volta. Per poi tornare di nuovo in pista, di nuovo con Ivano, il 5 luglio a Corvara, per la Maratona delle Dolomiti. E lì spero che taglieremo di nuovo insieme il traguardo, ma questa volta entrambi in sella alle nostre bici.