A volte ritornano…

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….pensavate forse di esservi liberati di noi???!!!
E invece, come si suol dire, “squadra che vince non si cambia….ma si amplia!”, e quindi rieccoci qui, Gianluigi ed io, con una new entry da presentare a tutti i followers.
Siamo qui, di nuovo in pista, dopo la pausa invernale, che ci è servita per smaltire le emozioni intense, lo stress e la fatica maturati nella cavalcata, lunga otto mesi, che ci ha portati alla conquista dello Scudetto Prestigio 2015.

Per il 2016 non abbiamo pensato ad alcun progetto di tale portata, ma aderiremo ad alcune proposte allettanti di cui, per il momento, non sveliamo nulla….STAY TUNED!!!
In accordo con il Centro Nazionale Trapianti, ci sembrava interessante continuare ad alimentare questo blog, che ha avuto tanto seguito, affinché possa sempre essere uno strumento a disposizione dei trapiantati, di chi è in lista di attesa e di chiunque altro sia incuriosito dalle nostre vicende. Il nostro obiettivo è di continuare a diffondere, attraverso le Granfondo d’Italia, il messaggio di sensibilizzazione alla donazione degli organi e di testimonianza che, dopo il trapianto, si può tornare ad una vita attiva e sportiva.
Raccogliamo più che volentieri il testimone dallo staff di FormicaBlu, che ringraziamo infinitamente per il sostegno e l’incoraggiamento…eccezionali in ogni momento!

L’ESORDIO

La prima uscita di stagione è stata domenica 20 marzo nella Granfondo “Il Diavolo in Versilia”, inToscana: 100 km di saliscendi ben distribuiti tra ulivi, mare e montagna.
E’ passato un anno ma non è cambiato niente, le battute che ci scambiamo sono sempre le stesse….”com’è il tempo?”….”a che ora andiamo in griglia?”…..”questa volta partiamo piano e la prendiamo con calma”…..”sei partito troppo forte, come al solito!!!!”….”non mi hai aspettato, dov’eri finito???!?!?”…”ma ero fermo al ristoro!”…e via discorrendo, questi sono solo alcuni dei battibecchi tra Gianluigi e me.
La new entry, Beniamino Tagliabue (cardiotrapiantato comasco di 46 anni), fortemente voluto in squadra, si è subito adeguato al clima di brigata, presentandosi alla partenza con tanto entusiasmo, voglia di fare… ma altrettanto ironicamente consapevole di quanto lo faremo pedalare!
Con noi anche Giuseppe Bonaveri, grande amico ultrasettantenne, che già l’anno scorso ci aveva accompagnato in qualche tappa.
A traguardo tagliato, non con poca fatica, il doveroso bilancio dell’esordio stagionale: una bella manifestazione, scenario incantevole, la salita del Piccolo Mortirolo massacrante… tant’è che, fra la strada stretta ed il groviglio di ciclisti, abbiamo messo i piedi a terra per un chilometro…e, alla fine, ovviamente, grandi risate.
Non c’è più la pressione del Prestigio quest’anno, quindi abbiamo scelto di partecipare, per puro divertimento, alle manifestazioni che riteniamo interessanti, e di fare nuove esperienze stimolanti…..continuate a seguirci su questo blog!

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In pista, di nuovo

«A che ora ci vediamo in griglia domani mattina?»

«Eh, almeno alle 6…»

«Ma sei matto? Io vado alle 5, voi fate come vi pare».

Dialoghi tra ciclisti alla vigilia di una granfondo. Li ascoltavamo attoniti, noi del team del progetto Di nuovo in pista: ormai eravamo la loro ombra, li seguivamo ovunque con la videocamera e con mille domande sulla grande sfida che avevano deciso di compiere.

Vincere lo Scudetto del Prestigio partecipando a otto granfondo ciclistiche in un anno. Ivano e Gianluigi: un trapiantato di cuore e il suo medico, insieme gara dopo gara per dimostrare che dopo un trapianto è possibile ricominciare a fare sport. E che il ritorno alla vita a volte è più forte di tutto.

Quindi, 5 del mattino: bicicletta pronta e piedi sui pedali, sguardo fisso sull’obiettivo e una buona dose di ironia per vincere il freddo e la tensione.

Quasi ogni mese, per un anno, Ivano e Gianluigi hanno affrontato insieme questa avventura, circondati dall’affetto delle loro famiglie e dal sostegno dei loro fan. Dopo 1194 chilometri e molto sudore, hanno finalmente conquistato il Prestigio.

Noi abbiamo gioito insieme a loro dopo ogni traguardo, fino all’ultima vittoria. Abbiamo raccolto le loro preoccupazioni e i loro sorrisi, raccontandoli nelle 5 puntate della webserie Di nuovo in pista e attraverso i post dell’omonimo blog.

Di nuovo in pista è un progetto del Centro Nazionale Trapianti (CNT), che ha ideato e reso possibile questo bellissimo viaggio.

Adesso speriamo che la storia di Ivano e Gianluigi, una storia di sport e di vita, possa servire a quanti hanno affrontato o sono in attesa di un trapianto. Per questo il CNT ha deciso di continuare a raccontare l’avventura di Ivano e Gianluigi, che dopo una breve tregua per recuperare le energie si sono già rimessi in sella alla bicicletta.

Quest’anno pedalerà al loro fianco un altro cardio trapiantato, Beniamino Tagliabue, e il nuovo trio affronterà insieme le più importanti granfondo d’Italia.

In questo modo il progetto Di nuovo in pista continuerà a vivere: sarà la voce di Ivano a portarlo avanti, che partito in coppia con Gianluigi proseguirà adesso le sue corse con nuovi compagni di viaggio.

A loro vanno i nostri migliori auguri. Continueremo a seguirvi e a diffondere quella che fin dal primo momento è stata secondo noi una storia degna di essere raccontata.

Un grazie speciale a Ivano e a Gianluigi, che hanno voluto condividere con noi la forza del loro sogno. Insegnandoci prima di tutto che il trapianto è vita.

Il team di formicablu

Ritorno a scuola

A settembre tutti i ragazzi tornano a scuola: e io con loro. Per la precisione all’Istituto Superiore “Capirola” di Leno, dove lavoro da 8 anni.

Anche quest’anno il rientro in classe è stato una tappa importante, che per me ha accompagnato la preparazione all’ultimo traguardo verso la granfondo di Roma, che ci aspetta l’11 ottobre.

Ma la mia vita non è soltanto ciclismo. Dopo il trapianto, poter ricominciare a lavorare ha avuto un significato fondamentale. Un altro passo verso il ritorno alla vita.

Lo racconta molto bene la Preside dell’Istituto Capirola, Ermelina Ravelli. A lei devo moltissimo, perché ha avuto fiducia in me e ancora oggi mi sostiene in ogni mia sfida. Compresa quella per la conquista dello Scudetto Prestigio.

Prevenzione e cura a confronto

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In attesa della Granfondo di Roma con Ivano, oggi voglio parlare di un tema classico per chi come me è impegnato come medico nella promozione dei corretti stili di vita.

Qual è la differenza in termini generali ma anche pratici tra prevenzione e cura? La prima risposta immediata è che, come è facile intuire,  la prevenzione ha il valore aggiunto rispetto alla terapia di intervenire prima che la malattia sia sopraggiunta, proprio per scongiurarne la sua comparsa.

La prevenzione ha poi dei costi minori in termini economici, sia per il singolo che per la comunità, che non sono azzerabili ma che sono senz’altro meno onerosi rispetto alla terapia.

La terapia ha però il vantaggio di essere più “comoda” rispetto alla prevenzione. Viviamo infatti in un’epoca in cui la terapia farmacologica è in grado di rispondere alla maggior parte delle malattie che conosciamo. Per esempio, abbiamo il colesterolo alto? Possiamo prendere una pillola per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue. E così, con un gesto quotidiano di pochi secondi, riusciamo a controllare la malattia.

Invece per prevenire alcune malattie dobbiamo seguire un certo stile di vita il cui processo è più impegnativo. Dobbiamo mangiare o muoverci in una certa maniera e questo richiede tempo e un impegno costante, in cui  siamo noi i protagonisti della nostra salute, non la pillola o non il medico che ci prescrive quella pillola.

Ma dal mio punto di vista, dopo anni di esperienza nella mia professione, posso dire che è un impegno che ripaga. E lo dice uno che non è mai stato un integralista ma che si è convinto, andando avanti con gli anni, che effettivamente sia questa l’unica strada da percorrere.

L’attività fisica? Fa bene a tutti

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In questo percorso che stiamo portando avanti io e Ivano, oltre a raccontare la nostra sfida per ottenere il Prestigio, puntiamo molto a promuovere lo sport e l’attività fisica come elemento fondamentale per migliorare e recuperare la qualità di vita dei pazienti trapiantati, in linea con gli obiettivi del progetto “Trapianto…e adesso sport“. Ma quello che mi preme raccontare come medico dello sport è che in generale l’attività fisica fa bene a tutti. Anche per esempio ai pazienti che sono in attesa di un trapianto.

Come mi è capitato già di scrivere, il compito di noi medici che ci occupiamo di questo settore è quello di adeguare la prescrizione dell’attività fisica alle capacità del paziente. Faccio un esempio. I pazienti cardiopatici scompensati. Ci sono diverse classi di paziente cardiopatico scompensato, a seconda delle caratteristiche della malattia. Abbiamo infatti le classi 1, 2, 3, e 4. Ma in tutti i casi, anche nel paziente cardiopatico scompensato che non riesce a salire le scale perché non ce la fa, il nostro ruolo non è impedire di fare attività fisica, ma individuarne e prescriverne una che sia inferiore al livello di impegno fisico che scatena la dispnea, cioè il fiato corto da carenza di ossigeno perché il cuore non lavora bene.

Quindi anche ai pazienti in attesa di trapianto è assolutamente concessa un’attività fisica che arrivi fino a un certo livello di impegno fisico, andando a calibrare bene intensità e durata, la cosiddetta posologia come scrivevo qualche tempo fa, facendo un paragone con i farmaci. Dopo il trapianto, poi, questa stessa attività fisica dev’essere ancora consigliata in modo che i tempi di recupero siano inferiori a quelli prima del trapianto, perché il livello di partenza viene alzato.

31 maggio: dieci anni dal trapianto nella Giornata Nazionale della Donazione

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Il 31 maggio 2005, all’Ospedale Niguarda di Milano, affrontavo un trapianto di cuore. Per questo ieri è stata una giornata molto importante: sono passati dieci anni esatti dal giorno in cui sono tornato a vivere. E questa ricorrenza ha avuto per me un’importanza doppia, perché cadeva esattamente nella Giornata Nazionale della Donazione di Organi e Tessuti.

Ho deciso di dare il mio contributo per sensibilizzare alla donazione. Sono andato a Bedizzole, dove l’A.N.T.O. di Brescia aveva preparato uno stand con depliant e materiale informativo.

Lì abbiamo passato la mattinata a parlare con le persone, raccontando come un estremo gesto di altruismo possa salvare una vita. Come è successo a me dieci anni fa. E come è successo alla piccola Elena, 4 anni, che come me ha affrontato un trapianto di cuore. Era lì con la sua mamma e il suo fratellino: insieme sono una vera forza della natura. Abbiamo parlato molto, e abbiamo fatto questa bella foto che ci è rimasta come ricordo di una bella giornata.

Ho raccontato alla mamma di Elena la mia storia, dandole qualche suggerimento su come portare avanti questo cammino. Chi ha affrontato un trapianto non deve vivere sotto una campana di vetro: in modo graduale, con qualche precauzione, è possibile tornare a una vita normale.

Io l’ho fatto, riprendendo il sogno che avevo chiuso in un cassetto durante la malattia: correre in bicicletta. Sto cercando di realizzarlo in pieno questo sogno, mentre cerco, insieme all’amico, medico e compagno di squadra Gianluigi, di portare a casa lo scudetto Prestigio. Collezionando anche molte soddisfazioni: come settimana scorsa, quando siamo stati tra i 2500 a tagliare il traguardo del percorso lungo della mitica Nove Colli di Cesenatico. Una bella soddisfazione, visto che eravamo partiti in 8500!

Oggi voglio dedicare questo successo a Elena, perché possa realizzare i suoi sogni come sono riuscito a fare io. Coraggio piccola, siamo con te!

Donazione e trapianti, energia per la vita

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“Sono salva grazie ai medici di Niguarda e grazie a chi ha detto sì alla donazione”. Lo ha detto ieri Sara Anzanello, campionessa italiana di pallavolo. Ma è una frase che avrei potuto dire anche io. Io, e tutti quelli che come me sono stati salvati dall’estremo gesto d’amore e di altruismo di una famiglia.

Come Sara, sono stato operato all’Ospedale Niguarda di Milano. Quindi è anche grazie ai medici di Niguarda se oggi sono qui.

Con Sara condivido la passione per lo sport: poco importa se a livelli agonistici o amatoriali. Se lei leggesse questo post, sono certo che la penserebbe allo stesso modo. Entrambi con il trapianto abbiamo ricevuto in dono una nuova vita.

Sara Anzanello ne ha parlato ieri 19 maggio a Niguarda durante l’evento “Donazione e trapianti, energia per la vita”, dove ha raccontato la sua esperienza e il suo ritorno in campo dopo il trapianto. Io ne parlo in questo blog, tra un allenamento ciclistico e l’altro, e nella webserie che racconta la mia storia. Una storia di sport e di vita.

Dopodomani 22 maggio uscirà la terza puntata: quella centrale, l’episodio della svolta. Insieme a Gianluigi, mio medico, amico e ciclista, racconteremo la sfida del trapianto. E mostreremo davvero cosa vuol dire essere di nuovo in pista.

Io, medico dello sport, e il post-trapianto

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Quale è il mio ruolo di medico dello sport nel percorso di un paziente, come Ivano, che ha subito un trapianto? Riassumendo: valutare quali sono le sue condizioni generali e le sue possibilità e instradarlo verso la migliore o le migliori attività fisiche che può fare.

Ma come avviene questo processo? La valutazione iniziale è una fase importantissima, in cui bisogna individuare quali sono le performance cardio-vascolari del paziente e quali sono le sue possibilità. Avendo questi dati in mano, posso quindi fare una vera e propria prescrizione di attività fisica che, così come si fa con i farmaci, deve riportare la tipologia e il “dosaggio”: quale sport fare e con quale intensità e frequenza farlo.

L’attività fisica può essere sia di tipo aerobico che di resistenza, perché anche attività di questo tipo possono essere concesse, ovviamente prendendo in considerazione carichi che siano adeguati alle possibilità del paziente. 
Individuare la disciplina giusta per il paziente è fondamentale perché posso sperare che collabori e davvero porti avanti il suo percorso sportivo post-trapianto, se come medico dello sport sono bravo a capire quali possano essere gli sport, non solo adatti, ma anche di gradimento del mio paziente. E questo è ancora più importante per i pazienti che prima del trapianto hanno fatto poca o nessuna attività fisica. Per Ivano, appassionato fin da ragazzino di ciclismo, era abbastanza facile individuare cosa avrebbe voluto fare!

Poi devo creare delle occasioni di attività fisica, cioè devo indicare una serie di strutture o eventi sportivi in cui il paziente può portare avanti il suo percorso in sicurezza, seguito da personale professionale e qualificato, e, perché no, in un ambiente socializzante.

Infine il passaggio successivo è il cosiddetto follow-up, ovvero seguire nel tempo il paziente, monitorando le sue performance e la risposta del suo corpo e qualche volta sostenendolo nei momenti, assolutamente “fisiologici”, di scoraggiamento, come è successo qualche volta anche con Ivano. In quei casi, guardo le analisi, i dati, le evidenze, la letteratura medica e faccio parlare la scienza medica. Infatti, al di là del nostro rapporto di amicizia, come medico, il mio primo compito è vigilare sulla sua salute.

Dalle maratone alle Granfondo

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Quest’anno sono esattamente 20 anni che corro in bici. Prima facevo comunque sport e correvo, ma come podista. Ho fatto anche alcune maratone, tra cui quella di New York. Un’esperienza unica e irripetibile, che consiglierei a tutti coloro che fanno podismo. Per spiegare cosa sia la maratona di New York faccio sempre questo paragone con la maratona di Roma: tutta la città di New York vive la maratona, la città di Roma invece la sopporta. Cosa significa che la città di New York vive la maratona? Un piccolo esempio: passi tu per le vie del percorso e prima di te la gente ai bordi delle strade ha già visto passare altri 20000 concorrenti. Be’, il loro calore e il loro entusiasmo è sempre lo stesso!

Mi piaceva correre, ma già praticavo un po’ di bici. Poi nel 1994, dopo un incidente, mille peripezie e interventi, ho dovuto smettere con la corsa e mi sono dedicato pienamente alla bicicletta. Non è stato un ripiego, perché oggi, dopo aver fatto a lungo entrambe le esperienze posso dire che sono due sport che amo ugualmente. Anche se con sostanziali differenze tra loro e vantaggi. Con la bicicletta il paesaggio è più vario e più movimentato tra salite e discese, mentre a piedi il percorso è più monotono. Allenarsi per correre a piedi però richiede meno tempo rispetto alla bici, e non è un vantaggio di poco conto. Poi a piedi di solito arriva primo chi va più forte. In bici generalmente no, perché ci sono diverse variabili che incidono, come tenere la ruota in un certo modo, o avere la ruota giusta, o risparmiare le energie nel percorso. Quindi anche chi non va forte, ma ha dei tempi mediamente buoni come i miei, può sfruttare queste accortezze per avvantaggiarsi anche contro chi va più forte di te. Ed è lì che la gara diventa più divertente.