….. a TE che hai permesso tutto questo!

11 giugno 2018: inizia, con la cerimonia di apertura, l’avventura degli Europei per trapiantati di cuore e/o polmoni di Lignano Sabbiadoro, organizzati dall’Associazione ACTI capitanata dall’instancabile presidente Nevio Toneatto. 280 atleti, 14 nazioni europee rappresentate….ed io, per la prima volta, mi sono iscritto e partecipo, questa volta orfano di Gianni, con la consapevolezza di competere con chi ha affrontato il mio stesso trapianto d’organo, o quello di polmone. Emozione a cento, per me è un piacere e un onore.
Il giorno dopo è già ora dell’esordio alle gare. Mi aspetta la corsa cross country 4000 metri, ed è un esordio assoluto, perché non mi sono mai cimentato in qualcosa che non fosse la bici, fino ad ora. Non parto impreparato, per questa gara mi sono allenato per 7 mesi alternando bicicletta e corsa a piedi, a volte uscendo alle 5 del mattino prima di andare al lavoro. 46 partenti, un bel gruppone, non conosco nessuno, non ho idea di chi possa essere più o meno competitivo, ho solo sentito menzionare un irlandese “che vince sempre”. Si parte, io vado con il mio passo, e succeda quel che succeda! Aumento il ritmo, prendo distanza dal secondo, l’irlandese proprio, ma “ho la gamba”, un po’ allungo io e un po’ si avvicina lui….ma taglio il traguardo per primo, da solo, con una ventina di secondi di vantaggio, guardando lassù, a chi ha permesso tutto questo, il mio Donatore in primis.

La squadra italiana mi carica come una molla per la gara di 20 km di bici su strada, c’è la corazzata tedesca da contrastare, dicono, sono in cinque e sono fortissimi, si muovono in gruppo scambiandosi indicazioni e strategie….io voglio partire senza strategia, vedere che succede e come si muovono i miei avversari. Al via 42 partenti, vengo colto di sorpresa, un atleta inglese attacca immediatamente, e io rispondo subito allo scatto e lo seguo, con uno dei tedeschi a ruota. Decido di continuare nell’attacco, il tedesco mi sta dietro e gli faccio capire che voglio proseguire, dai, vienimi dietro che andiamo in fuga. Niente, con un cenno mi risponde che non ce la fà. Allora scatto nuovamente, prendo metri, poi secondi, e mi faccio il resto della corsa da solo, giro su giro…e taglio il traguardo in solitudine! Con una trentina di secondi di vantaggio. Il tedesco arriva, “too fast” mi dice, troppo veloce, e poi l’irlandese al terzo posto. Qualche lacrima mi scende mentre pedalo, è il mio sport, quello a cui mio padre mi ha avviato da bambino, quello che ho dovuto abbandonare da adolescente…ricordi vivissimi.

Tempo 24 ore per recuperare, e siamo nello stadio di atletica di Codroipo per le corse 1500 metri e 400 metri. Nei 1500 siamo divisi in due batterie da 15 atleti, io sono nella prima, diamo spettacolo, e ne esce una gara combattutissima, mi diverto molto nel testa a testa con l’irlandese che, nello scatto finale, mi batte di 70 centesimi, onore al merito del vincitore! Nei 400 siamo inseriti in batterie diverse e quindi non ci confrontiamo direttamente, con rammarico di entrambi….ma mi batte anche qui, ed il mio è il secondo tempo!
Dalla somma dei tempi delle gare di ciclismo e di corsa 1500 metri, si stila la classifica del duathlon, da cui arriva il primo posto e l’ultima medaglia per me. L’irlandese mi segue a circa 30 secondi di distacco.

C’è il tempo ancora per  il Cerchio della Vita, cerimonia finale di ringraziamento simbolico ai Donatori che hanno permesso a tutti noi di essere qui, insieme, a ridere, commuoverci, emozionarci, gareggiare, vincere e perdere, e l’immagine più bella di questi Campionati Europei è l’abbraccio con Ernesto Antonio, l’avversario irlandese con cui ce le siamo date di santa ragione….con onore, veramente!

In questa settimana intensissima, c’è spazio anche per il convegno sull’importanza dell’attività sportiva nella fase post-trapianto, moderato dal grande Bruno Pizzul, in cui porto la mia testimonianza, insieme ai relatori prof. Stefano Lazzer, Corso di Laurea in Scienze Motorie dell’Università di Udine e dott. Lucio Mos, Prevenzione Cardiologica e Cardiologia Territoriale, San Daniele del Friuli.

E si torna a casa… con un bottino personale di tre ori e due argenti, e un bagaglio di emozioni e ricordi. Dopo i Mondiali del 2011 e gli Europei del 2014, ho voluto fortemente provare questa esperienza, inseguendo anche questo sogno e questa impresa. Non so se la ripeterò mai…
Per quanto la soddisfazione per un primo posto sia enorme, rimane per me impagabile scalare una montagna e raggiungere una cima mai esplorata prima…la sfida con me stesso, con una salita mai percorsa è per me più gratificante di quella con un avversario in carne ed ossa!
Purtroppo, come già visto ai mondiali e agli europei, in questo tipo di manifestazioni il messaggio di sensibilizzazione alla donazione è debole, non si vedono in giro manifesti che pubblicizzano l’evento, ai bordi delle strade solo i parenti degli atleti e nessun’altro. Noi ci mettiamo tutto lo spirito di riconoscenza verso i Donatori e la voglia di testimoniare la vita ritrovata grazie al trapianto, ma ancora una volta è mancato il “vero” pubblico, quello a cui diffondere il messaggio!

Questo evento era uno degli obiettivi stagionali prefissati; adesso mi prendo una settimana di riposo e poi…via con la preparazione del secondo obiettivo, quello a cui tengo di più!  L’avversario più pericoloso saranno  montagne e salite, con me ritornerà Gianni, e insieme cercheremo di portare a casa un’altra impresa. Per il momento vi svelo solo che ci saranno 5500 mt di dislivello da scalare…..non perdetevi i prossimi post!!!

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Granfondo…ma non solo!

Eccoci qua….ad un mese (intenso) dalla ripresa della stagione, il mese dove si concentrano molti appuntamenti ciclistici e si vorrebbe essere ovunque!
La granfondo di Bra con la nazionale italiana trapiantati ANED quasi al gran completo, 108 km e 2000 mt di dislivello, è stata una sorpresa meravigliosa di paesaggi mozzafiato, un panorama finora sconosciuto, unico e coinvolgente, una pedalata dopo l’altra tra vigne e noccioleti….che dire? Solo una cosa: Graziano, avevi ragione, era da fare almeno una volta nella vita (c’eri anche te, lo so)!

Il secondo appuntamento ci porta a Lugo, Gianni “gioca in casa” al Giro di Romagna, non è la solita granfondo ma una cicloturistica con partenza alla francese, quattro i percorsi messi in cantiere, noi optiamo per il percorso “fondo”, 138 km e 1600 mt di dislivello. Noi due ci siamo, e ci accompagnano in questa pedalata domenicale  il Direttore del CNT dottor Nanni Costa, il dottor Mosconi, ideatore del progetto “Trapianto e adesso Sport”, il figlio Simone, gli amici Giuseppe e Beniamino… e ci divertiamo davvero tanto (così tanto che ci vogliono ben 7 ore per concludere il tracciato!)  pedalando su e giù per l’Appennino Tosco-Emiliano tra sole e pioggia.

Pausa di due settimane ed è già tempo della Granfondo per eccellenza, la Nove Colli di Cesenatico, la Regina delle Granfondo, la più partecipata e amata… La gara è preceduta dalla cerimonia di premiazione organizzata dal Centro Nazionale Trapianti, che ha voluto consegnare un riconoscimento ad alcuni trapiantati che, attraverso l’attività sportiva, hanno veicolato il messaggio del ritorno alla vita dopo l’esperienza della malattia. Che dire? Davvero onorato di aver ricevuto questo premio e di essere testimonial del Centro Nazionale Trapianti, nella convinzione che la vittoria più vera sia avvicinare, con la mia testimonianza, anche un solo trapiantato in più allo sport. Il gruppo della nazionale trapiantati alla partenza è davvero numeroso e…si parte con un’emozione sempre viva, uno fra dodicimila fortunati a poter vivere questa esperienza. La Granfondo scorre via veloce, abbiamo deciso anche quest’anno di cimentarci sul percorso corto, 131 km e 2000 mt di dislivello, ma il quesito vero della giornata ci attanaglia: quale salita è più impegnativa, il Ciola o il Barbotto? Chi dice l’una, chi dice l’altra, ognuno con le proprie motivazioni…., anche stavolta, si snoda tranquilla nel suo percorso, ognuno trova il suo passo e, a piccoli gruppetti, tutti riusciamo a tagliare il traguardo anche quest’anno.

  

Infine, un’opportunità unica, per cui ringrazio Luca, Elisa e la signora Diamante di Banca Mediolanum: pedalare con gli ex professionisti sugli ultimi 40 km del tracciato della diciassettesima tappa del Giro d’Italia, la Riva del Garda-Iseo del 23 maggio 2018, giusto un’ora prima del passaggio dei ciclisti “veri”. Un’emozione indescrivibile percorrere gli ultimi km con tracciato chiuso, e con qualche mormorio di invidia da parte del folto pubblico presente ai lati della strada, che ci incita come fossimo veri campioni, e poi…. l’ultimo km fino all’arrivo, quell’arrivo che vedrà vincitore Elia Viviani. Bella iniziativa, complimenti agli organizzatori…per me un utilissimo allenamento e la soddisfazione di “stare dietro” agli ex professionisti.

  

Finisce maggio, tra qualche giorno si aprirà giugno, ed è arrivato il momento del primo obiettivo prefissato della stagione, non vi distraete e state connessi…arrivederci al prossimo post!

UN TRAPIANTATO DI CUORE ALLA CONQUISTA DELLO ZONCOLAN

 IMG_8612QUI SI VA SULLA SALITA DOLENTE, QUI SI VA NELL’ETERNO DOLORE” …oppure “LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CHE ENTRATE”
Queste scritte (profetiche) mi accolgono all’inizio della salitaIMG_8610 del Monte Zoncolan, in Friuli. Un monumento del ciclismo italiano, una salita (quasi) impossibile per lunghezza e pendenza, ed allora inizio a salire…..ma come sono arrivato a cacciarmi in quest’altra mission impossible?
Tutto nasce da un invito di Giuliano, cuore e motore del “Pedale Gemonese”, inviato al CNT per la partecipazione alla “Ultracycling 3confini” di Gemona del Friuli: 345 km di pedalata tra Friuli, Austria e Slovenia, 6500 mt di dislivello.
Proposta allettante e stimolante….ma bisogna pensarci bene, l’evento è impegnativo, c’è da pedalare anche di notte, da soli e su strade sconosciute, senza indicazioni sul percorso, gestire alimentazione e idratazione per non andare in crisi.
Ma vale la pena provare e non perdere l’occasione…e, viste le ultime esperienze, nasce l’idea di partecipare….in staffetta!
13614946_1146586192066617_5828403521733712473_nUn medico (Gianni), due trapiantati di cuore (Beniamino ed io)  e l’amico (Giuseppe), i soliti quattro, compongono il team “Il trapianto è…VITA”: tanta voglia di divertirci e, probabilmente, una buona dose di incoscienza ed autoironia, queste saranno le nostre forze motrici. Avremo a disposizione un automezzo al seguito, pedaleremo uno per volta a turno, mentre gli altri tre si alterneranno tra la guida del mezzo ed il meritato riposo.
E quindi, eccoci qua. Alla vigilia della partenza, Giuseppe viene bloccato da un piccolo incidente…ma decidiamo di partecipare ugualmente, ci divideremo noi tre i suoi km, ed io mi offro volontario per scalare lo Zoncolan, dopo il Mortirolo, il Passo Giau e lo Stelvio voglio conquistare, da trapiantato di cuore, anche questa cima,  la salita più dura d’Europa.
E arrivo in vetta.
Le aspettative su questa esperienza non vengono deluse: la fatica è tanta, ci impieghiamo più di 17 ore per concludere il percorso, ma le sensazioni provate sono indimenticabili. Commozione in cima allo Zoncolan, orgoglio per la sfida vinta, emozione fra i romantici paesaggi austriaci, mistero nei boschi sloveni in notturna. E poi, condivisione, solidarietà e spirito di squadra con i miei compagni di viaggio, ormai siamo un gruppo collaudato e ci capiamo al volo!

13567508_645656755591869_4444838499063593551_nE anche questa è fatta…un’altra impresa, un altro traguardo raggiunto, anche stavolta abbiamo sfidato noi stessi ed i nostri limiti per testimoniare che, dopo il trapianto, si può tornare ad una vita attiva e sportiva.
Vorrei ringraziare Giuliano e Silvia, due persone eccezionali, il “Pedale Gemonese” e Manuela del CNT per il lavoro straordinario che ci permette di aderire a queste manifestazioni.
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In ultimo, tantissimi complimenti a Stefano Caredda, 13612320_483431171855495_6421163209962505690_ntrapiantato di fegato, che è volato fin qui dalla Sardegna ed ha portato a termine lo stesso percorso, da solo, con un automezzo a sostegno.

PER OGGI BASTA SALITA

“PER OGGI BASTA SALITA”:IMG-20160625-WA0003 il cartello, liberatorio, ci accoglie al traguardo di Feltre della Granfondo Sportful, e ci sarà un motivo….. Dopo i 133 km ed i 2800 mt di dislivello del percorso medio c’è proprio bisogno di essere certi di avere espugnato anche le alture venete!
Ma come è iniziata questa esperienza?

Feltre (Belluno).
Domenica 19 giugno 2016.
Ore 7.00.
Dalle casse acustiche escono a ripetizione dei guaiti di lupo, in successione. E’ il “lupo del Manghen”, che con questi urli dà inizio alla Granfondo Sportful.
Noi tre (Gianni, l’amico Giuseppe ed io) ci siamo alzati alle 4.30 per raggiungere la linea di partenza dall’albergo dove abbiamo pernottato. Il tempo è incerto, ma dovrebbe reggere. Ovviamente optiamo per il percorso medio, senza alcun dubbio o ripensamento.
Come ad ogni Granfondo che si rispetti, si parte a razzo, io mi metto a ruota di Gianni, così non si può lamentare come suo solito che parto troppo forte. Ma noto che, malgrado le rotonde, i numerosi ciclisti e Gianni che fa l’andatura, la velocità è costantemente sopra i quaranta.
Si arriva alla prima salita dopo 17 km, noi tre procediamo ad andatura regolare, la mia condizione pare buona, la frequenza si è attestata sui 150 battiti…quindi cerco di aumentare un po’ il passo, ma mi accorgo che Gianni e Giuseppe faticano a starmi dietro….E piano piano raggiungiamo tutti  la cima.
Anche la seconda salita, lunga 12 km, non mi pesa, anzi Gianni ed io ci dilunghiamo in chiacchiere, parlando di prestazioni atletiche dei trapiantati, di battiti e frequenza….. ma nel frattempo, il nostro amico Giuseppe che fine avrà fatto??!!?? Non pervenuto.
La terza salita di 5 km è breve ed indolore e ci porta fino al ristoro, dove decidiamo di aspettare Giuseppe, al momento ancora disperso….Nell’attesa ci riempiamo la pancia con le delizie proposte dall’Organizzazione, davvero impeccabile! Dopo venti minuti ricompare Giuseppe.
Ripartiamo per l’ultima fatica, la salita più dura e temuta del percorso medio: il Croce d’Aune, 10 km con pendenze che arrivano al 16%. Questa volta è Giuseppe a fare l’andatura (evidentemente la bomba di Fantozzi funziona…), Gianni oggi non è in gran spolvero, io rimango a ruota di Giuseppe fino agli ultimi 2 km della salita, poi inizio ad andare in crisi….la stanchezza si fa sentire, anche il meteo ci si mette, infatti comincia a piovere! Ma la cima è ormai ad un passo e, non senza orgoglio, la conquistiamo!
Pedaliamo con calma gli ultimi 12 km, tutti in discesa, e all’arrivoIMG-20160625-WA0001 ci aspetta un bel piatto di pasta, in fondo ce lo meritiamo proprio!!!
Chiudo anche questa esperienza, il mio battesimo in queste zone mai visitate, con la soddisfazione di una forma fisica accettabile, che mi permette di guardare con serenità ai prossimi impegni, che saranno molto più massicci di questo!

Il cerchio si chiude

IvanoTiziana

Roma caput mundi.

Il cerchio si chiude. Esattamente come era iniziata la prima tappa di Laigueglia, l’avventura del Prestigio si conclude a Roma con la granfondo Campagnolo, con la stessa ansia del maltempo…lo stesso sabato di pioggia ininterrotta, lo stesso vento notturno che spazza il cielo, lo stesso lieto fine di una domenica di sole splendente che, alla fine, ci regala una gara perfetta nello scenario mozzafiato della Città Eterna e dei Colli Romani.

Il cerchio si chiude. Qui, dove tutto è iniziato: Roma, fine gennaio, sede del Centro Nazionale Trapianti. Convocato ad una riunione per esporre il mio progetto: Gianluigi, io ed un’idea da sviluppare. Da lì è nato tutto. Colgo quest’ultima occasione per ringraziare il Direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa: di poche parole, ma nei momenti importanti lui c’è.

Sono passati nove mesi… e se mi guardo indietro, posso dire due cose: che è stata un’avventura entusiasmante e che nulla arriva per nulla.

Tagliare il traguardo di Roma ha liberato le emozioni trattenute in questi mesi: orgoglio, soddisfazione, gioia, commozione. Ma anche, per arrivare fino a qui, fatica, pressione psicologica, paura di non farcela. E poi: visite mediche e intensi allenamenti, che hanno permesso di centrare l’obiettivo. Tutto lì davanti agli occhi, fotogramma dopo fotogramma.

Dopo l’arrivo è esplosa la festa, spazio per la premiazione e poi… è calato il sipario!

Avevo scritto in un post precedente che avrei svelato a Roma la dedica dello Scudetto… in realtà, mi rimangono due dediche da fare.

La granfondo di Roma, l’atto finale, il coronamento di un sogno. La dedico ai miei nipoti Davide, Emanuela, Anna, Michela, Nicola e Jessica, perché, nello sport come nella vita, mettano tutto l’impegno per realizzare i propri sogni.

Infine, lo Scudetto Prestigio. Lo dedico a mia moglie: mia prima tifosa, mi ha accompagnato in ogni tappa di questo percorso. Non solo le 8 granfondo del Prestigio, ma anche le gare di allenamento, le visite mediche, le riprese della webserie… Perché, come ci siamo promessi all’inizio della nostra nuova vita dopo il trapianto, qualsiasi esperienza “o si fa insieme, o non si fa”.

E adesso? Quale sarà il prossimo obiettivo? Quali sono i progetti per il prossimo anno?

Tante persone l’hanno chiesto, sia a me che a Gianluigi. Non ne ho idea e non ci voglio pensare adesso…c’è tanto spazio per progettare, sviluppare idee, realizzare sogni…basta un po’ di coraggio.

Io mi godo appieno questo momento, mi riposo un attimo e poi…di nuovo in pista!

8 granfondo in 8 mesi

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Ce l’abbiamo fatta.  8 granfondo in 8 mesi, 1194 chilometri percorsi, 10.885 followers. Questi numeri troneggiano sulla targa che abbiamo ricevuto alla fine della Granfondo Campagnolo Roma, durante la premiazione. E così abbiamo conquistato anche l’ultimo traguardo, che ci ha permesso di compiere quel passo in più per rendere davvero “nostro” lo Scudetto Prestigio.

Una sfida che abbiamo vinto anche grazie a tutti voi: quei 10.885 followers che ci hanno sostenuto e hanno fatto il tifo per noi durante tutti questi mesi.

A ciascuno di voi va la nostra gratitudine: continuate a seguirci e non perdete l’ultima puntata della webserie Di nuovo in pista, che uscirà il 26 ottobre.

Nell’attesa, ecco alcuni scatti della mitica granfondo romana.

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La conquista del Prestigio: ecco tutte le tappe

 

Dopo questa settima granfondo, la Pinarello di Treviso, la mente mi si è liberata di tutti i pensieri degli ultimi mesi… Anche se manca ancora l’appuntamento di Roma a ottobre, formalmente Gianluigi ed io siamo già “Prestigiosi”: abbiamo portato a termine sette granfondo.

Da quando ho iniziato questo progetto, la mente mi si era affollata di domande, dubbi, paure… Ce la farò? Quanto sarà dura? Dovrò abbandonare il progetto a metà? Saprò dosare le mie energie? Ho creduto troppo nelle mie possibilità? Dopotutto, sono sempre un trapiantato di cuore!

Tutto si è sciolto tagliando il traguardo di Treviso, il settimo traguardo appunto, e ancora non ho piena consapevolezza della grandezza dell’obiettivo che ho raggiunto, grazie anche all’aiuto e al sostegno di Gianluigi.

Su quella linea di arrivo mi sono passate davanti come un film le granfondo fatte, ognuna a suo modo unica, irripetibile, indimenticabile.

Schermata 2015-07-17 alle 12.27.43Laigueglia, l’esordio: l’ansia della pioggia

La dedico a mio papà, che mi ha messo su una bici (questo straordinario mezzo) per la prima volta, e a mio fratello, che mi ha rimesso sulla Specialissima dopo il trapianto.

IMG_0092Cervia, non ancora pienamente in forma: la paura di non farcela

La dedico al mio donatore, perché stavo per mollare, ma qualcosa dentro di me mi ha spinto a tenere duro.

 

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Bologna, la svolta: la tranquillità di una forma fisica ritrovata

La dedico a me stesso, perché da lì ho cominciato a prendere coscienza che potevo farcela. E, con me, a tutti i trapiantati di cuore.

 

11062872_948884871829903_4664352632727280072_nCesenatico, la tenacia: 200 km di maltempo indescrivibile. Eroica

La dedico alla piccola Elena, trapiantata di cuore, per il suo futuro.

 

GS_01Bormio, l’emozione: le lacrime sullo Stelvio, scalato in solitudine

La dedico a Gianluigi che, costretto a fermarsi dopo il Mortirolo, non ha potuto essere al mio fianco fino al traguardo.

 

14583656551_7b8e695c3b_bCorvara, la conferma: la maturità di sapersi gestire su lunghe distanze e dislivelli importanti

La dedico a un amico trapiantato di rene, Graziano Frigo, che mi ha “iniziato” a questa Maratona, a suo dire “unica in Italia”. A lui auguro di riuscire, un giorno e magari insieme, a realizzare il desiderio di terminare il percorso lungo.

IMG_1994Treviso, la liberazione: finalmente Prestigiosi!

La dedico a tutti quelli che, con ogni mezzo, mi hanno manifestato sostegno, vicinanza, incoraggiamento… a partire dalle ragazze del CNT, dalla squadra di formicablu, fino a mille altri che non cito per non dimenticare nessuno!

A chi dedico lo Scudetto?

Ve lo svelerò solo a Roma, scenografica conclusione di questa impresa senza precedenti….vi aspetto!

Una gara prestigiosa

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Il sogno di Ivano si è realizzato: lo scorso 12 luglio abbiamo formalmente raggiunto l’obiettivo dello scudetto Prestigio portando a termine la granfondo La Pinarello a Treviso. Ivano con questa settima gara conclusa ha compiuto un’impresa unica nel suo genere e ha dimostrato che, con un corretto allenamento, anche un paziente trapiantato può raggiungere obiettivi e risultati importanti. L’attività fisica e sportiva è infatti uno strumento fondamentale per un trapiantato per tornare a vivere normalmente o straordinariamente, come ha fatto Ivano.

Prima di iniziare la gara, devo ammettere che c’era un po’ di tensione. Ci stavamo “giocando” mesi di impegno e fatica e rovinare tutto per una caduta o un imprevisto sarebbe stato un grande peccato. Ivano iniziava poi a pedalare con qualche acciacco alle vie respiratorie e questo sicuramente non ha aiutato a stemperare la preoccupazione. Ma poi, a ormai metà gara, ha capito che poteva reggere e il traguardo si stava avvicinando sempre di più. Non è stata una gara facilissima. Non tanto per le altezze, che erano decisamente affrontabili dopo lo Stelvio e le Dolomiti, ma per un caldo “birichino”, come si dice in Romagna, che ci ha accompagnato per tutte le sette ore di gara e per diverse cadute di gruppo che abbiamo sempre schivato per un pelo. La più brutta l’abbiamo sfiorata subito dopo la prima discesa. Solo per un colpo di fortuna siamo passati in mezzo a due ciclisti già per terra, evitando di farci travolgere dall’effetto domino delle cadute di gruppo. La brutta sensazione mi è rimasta però addosso e fino all’ultima discesa ho dovuto tenere a freno Ivano, molto più sciolto di me ad andare giù.  Poi finalmente il traguardo si è materializzato davanti a noi. Quando lo abbiamo tagliato, insieme come tutte le gare (anche quelle “misteriose”!) avevo la pelle d’oca e un po’ di “magone” perché avevo in mente quello che Ivano aveva detto: “Da bambino sognavo di partecipare ai mondiali di ciclismo e anche di vincerli”. Dopo questa vittoria, un record mondiale lo ha davvero fatto!

Per lui e per tutti quelli che come me hanno vissuto questa esperienza con lui, il significato più profondo di questa avventura è stato dimostrare che un paziente trapiantato può essere un ciclista come altri e che una donazione e un trapianto possono davvero restituire una vita piena. Ora però la nostra avventura non è finita. Ci riposeremo un pochino, ma non troppo. La prossima settimana siamo a Trento, fuori dal circuito Prestigio, più come ospiti che come corridori. E per chiudere il cerchio lì dove tutto è iniziato. Poi il nostro prossimo grande appuntamento sarà a Roma alla Granfondo di ottobre, dove saremo insieme alla squadra dei ciclisti trapiantati e degli esperti del progetto “Trapianto… e adesso sport”, cioè amici, medici e compagni di bicicletta, per pedalare ancora una volta lungo le strade della capitale e testimoniare l’efficacia di un trapianto e l’importanza della donazione degli organi.

Sopravvissuto al Mortirolo

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“Bè, vorrei proprio vedere te!” Ecco cosa sembra dire la mia faccia, occhi sgranati e lingua quasi a penzoloni. Il tutto indirizzato all’autore di questa foto, che mi immortala mentre affronto le fatiche del Mortirolo durante la mitica granfondo Stelvio Santini: Daniele Simonetti, ciclista pure lui, che quindi poteva capire bene la mia espressione stralunata.

Eppure in quel caso Daniele, giornalista di Cicloturismo, era “comodamente” seduto su una moto della sicurezza, e seguiva noi partecipanti su e giù per i passi di Bormio. Confesso che in un paio di momenti avrei fatto volentieri cambio di mezzo con lui… Soprattutto una volta arrivati al ristoro di Bormio: la fine? Ma nemmeno per sogno! La sosta è servita solo per recuperare le energie, poi è iniziata la vera sfida: la scalata dello Stelvio.

Tra i primi posti nello speciale carnet dei sogni tirato fuori per l’impresa Prestigio: 2758 metri circondati da un panorama mozzafiato, da far venire i brividi. Scalare lo Stelvio per me è stato ancora più simbolico, perché per la prima volta mi sono ritrovato da solo.

Gianluigi si è dimostrato una volta di più un vero amico, oltre che un vero sportivo: sapersi fermare può essere difficile quanto continuare a spingere sui pedali, e lui ha capito che stavolta doveva rinunciare ad arrivare fino in fondo, perché era reduce da una brutta influenza e ha sentito che gli ultimi chilometri sarebbero stati troppi. Ma mi ha detto di andare avanti, e all’arrivo era con me a gioire di un successo che per quanto mi riguarda è sempre comune.

Anche perché tecnicamente non è del tutto vero che il nostro buon medico-ciclista non ha tagliato il traguardo… Che significa? Scopritelo leggendo il mistero dello Stelvio!

Il mistero dello Stelvio

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Formalmente ho raggiunto il traguardo della Granfondo Stelvio Santini. Fianco a fianco di Ivano, anzi praticamente insieme. Stesso tempo, solo uno scarto di pochissimi decimi di secondo. Se guardate l’elenco di chi è arrivato in fondo alla gara, il mio nome compare al posto 909, subito dopo quello di Ivano, con un tempo di 8 ore, 37 minuti e 27 secondi. Potrei allora raccontarvi che è stata una gara faticosa, con grandi altezze, in alcuni tratti fatta a spinta, scendendo dalla bici e portandola a fianco mentre col fiatone si camminava su per il passo Mortirolo. E che poi nell’ultimo tratto, quello dello Stelvio, il più temuto e allo stesso tempo agognato da tutti, ho faticato tantissimo, ma ho tenuto duro e alla fine ho tagliato il traguardo. Con enorme soddisfazione perché ero reduce da una brutta infezione virale alle vie respiratorie che mi ha tenuto a casa senza allenarmi i giorni prima della gara, sotto antibiotici e con l’ansia di saltare una gara così importante.

Ma le cose non sono andate così. Il mio nome nell’elenco degli intrepidi, allenati e tenaci ciclisti c’è davvero. E il mio pettorale è andato su e giù per lo Stelvio. Ma mentre Ivano spingeva forte sui pedali fino a 2758 metri di altezza, per la prima volta in una parte di percorso da solo in questa avventura per il Prestigio, io ero ormai rientrato in albergo a Bormio, a soli 31 chilometri dal traguardo, ma stanco dopo 121 km di sforzi e consapevole che più di così non potevo dare, dopo i giorni di malattia che mi hanno tagliato il fiato e le gambe. Ci ho pensato un po’, prima di mollare e lasciare che Ivano completasse il suo sogno, perché superare lo Stelvio è dall’inizio di questo percorso insieme uno dei suoi obiettivi più importanti. Ma io che lo Stelvio l’ho superato qualche anno fa, sapevo che le mie condizioni fisiche non mi permettevano di affrontare l’ultimo pezzo di gara. La mia testa mi diceva di tornare in albergo ad aspettare Ivano e gioire con e per lui, ma questa volta a distanza.

Allora qual è il mistero del mio arrivo? Molto semplice. All’inizio della gara ci è stato chiesto di consegnare un completo invernale da indossare poco prima dello Stelvio. Quando siamo ripassati nel percorso a Bormio, io sono uscito dalla gara e ho chiesto a Ivano di ritirare anche il mio completo, attraverso il mio pettorale. E così ha fatto. E quando ha tagliato il traguardo, aveva quindi con sé il mio pettorale e il suo. A ogni pettorale era “agganciato” un particolare chip che serve all’organizzazione per stilare la classifica degli arrivati in base al tempo di arrivo ed ecco svelato perché Gianluigi Sella è lì nella lista.

State pensando: “Ma non potevi far finta di nulla e dire che eri arrivato davvero alla fine della gara”? Ecco. Io non ci ho mai pensato. Ho avvisato l’organizzazione e sto raccontando tutto perché non farei mai una cosa del genere. Non si vincono gli scudetti facendo finta. Ci ho provato, ma non ho concluso la gara. Quindi, ora si ricomincia per portare a casa un altro punto per il Prestigio. Per essere in pari con Ivano, parteciperò a un’ulteriore Granfondo tra 10 giorni, alla gara a Feltre, anche quella bella tosta. Sarò da solo, dall’inizio alla fine questa volta. Per poi tornare di nuovo in pista, di nuovo con Ivano, il 5 luglio a Corvara, per la Maratona delle Dolomiti. E lì spero che taglieremo di nuovo insieme il traguardo, ma questa volta entrambi in sella alle nostre bici.