Io, medico dello sport, e il post-trapianto

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Quale è il mio ruolo di medico dello sport nel percorso di un paziente, come Ivano, che ha subito un trapianto? Riassumendo: valutare quali sono le sue condizioni generali e le sue possibilità e instradarlo verso la migliore o le migliori attività fisiche che può fare.

Ma come avviene questo processo? La valutazione iniziale è una fase importantissima, in cui bisogna individuare quali sono le performance cardio-vascolari del paziente e quali sono le sue possibilità. Avendo questi dati in mano, posso quindi fare una vera e propria prescrizione di attività fisica che, così come si fa con i farmaci, deve riportare la tipologia e il “dosaggio”: quale sport fare e con quale intensità e frequenza farlo.

L’attività fisica può essere sia di tipo aerobico che di resistenza, perché anche attività di questo tipo possono essere concesse, ovviamente prendendo in considerazione carichi che siano adeguati alle possibilità del paziente. 
Individuare la disciplina giusta per il paziente è fondamentale perché posso sperare che collabori e davvero porti avanti il suo percorso sportivo post-trapianto, se come medico dello sport sono bravo a capire quali possano essere gli sport, non solo adatti, ma anche di gradimento del mio paziente. E questo è ancora più importante per i pazienti che prima del trapianto hanno fatto poca o nessuna attività fisica. Per Ivano, appassionato fin da ragazzino di ciclismo, era abbastanza facile individuare cosa avrebbe voluto fare!

Poi devo creare delle occasioni di attività fisica, cioè devo indicare una serie di strutture o eventi sportivi in cui il paziente può portare avanti il suo percorso in sicurezza, seguito da personale professionale e qualificato, e, perché no, in un ambiente socializzante.

Infine il passaggio successivo è il cosiddetto follow-up, ovvero seguire nel tempo il paziente, monitorando le sue performance e la risposta del suo corpo e qualche volta sostenendolo nei momenti, assolutamente “fisiologici”, di scoraggiamento, come è successo qualche volta anche con Ivano. In quei casi, guardo le analisi, i dati, le evidenze, la letteratura medica e faccio parlare la scienza medica. Infatti, al di là del nostro rapporto di amicizia, come medico, il mio primo compito è vigilare sulla sua salute.

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