2° episodio – L’attesa

Fianco a fianco, Ivano e Gianluigi continuano la loro sfida: 8 granfondo da affrontare insieme per la conquista dello scudetto Prestigio. Ma la gara non comincia alla prima pedalata: c’è la preparazione, l’allenamento, la tensione dei giorni precedenti. L’attesa. Come quella che ha dovuto gestire Ivano 10 anni fa, quando aspettava che arrivasse il suo momento per il trapianto di cuore e la telefonata giusta non arrivava mai.

Ecco il secondo episodio della webserie “Di nuovo in pista. Storie di sport e di vita”.

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Maggio di fuoco su due ruote

FullSizeRenderE alla fine arriva maggio.

Con la Dieci Colli di Bologna si apre il mese “terribile” delle granfondo, tanto atteso ma anche temuto: il calendario si fa fitto di impegni, lentamente si raggiunge la forma fisica ideale, necessaria per affrontare i 175 km con 3000 mt di dislivello della Dieci Colli del primo maggio, ma soprattutto in vista dei 200 km della Nove Colli di Cesenatico il 24 maggio.

Bologna è un test importante per verificare la tenuta, fisica e mentale, della propria condizione: arrivano a maturazione le fatiche delle settimane precedenti, e si consolida la preparazione base per affrontare al meglio gli appuntamenti che verranno a maggio e giugno. Un percorso impegnativo, per dirla con le parole degli organizzatori “…per gente tosta…”, a maggior ragione proprio quest’anno arriviamo Gianluigi ed io, e il tracciato viene rivoluzionato invertendo il senso di marcia… Come si legge sul sito ufficiale della manifestazione “per rendere ancora più stimolante la competizione, aumentando la difficoltà rispetto alle precedenti edizioni”!

Ma accogliamo la sfida di buon grado, anche perché la Dieci Colli ci appoggia e ci sostiene da quando abbiamo deciso di intraprendere il cammino del Prestigio: “IVANO, GIANLUIGI E UN MESSAGGIO DI SPERANZA: UNA DIECI COLLI DI CUORE E PASSIONE”, ecco il titolo di un comunicato diffuso dall’ufficio stampa della granfondo.

Per puro divertimento, ho inserito nella programmazione di maggio anche la partecipazione alla granfondo Colnago di Desenzano del Garda del 17 maggio: ogni anno, con un piccolo gruppo di amici trapiantati, accogliamo l’invito degli organizzatori a pedalare tra le bellezze del paesaggio del Lago di Garda.

Anche qui ci sarà una novità nel tracciato: niente più saliscendi nell’entroterra tra le dolci colline moreniche, ma percorso esclusivamente lungo la sponda bresciana del lago. Saremo impegnati nel percorso medio di 110 km con 1400 mt di dislivello.

E’ un’occasione per ritrovarci e scambiare due chiacchiere, un’ulteriore vetrina che ci permette di testimoniare il nostro messaggio a favore della donazione di organi e di ritorno a una vita normale dopo l’esperienza del trapianto.

Anche voi potete sostenere e seguire la nostra sfida: domani, per concludere al meglio gli allenamenti di aprile e iniziare maggio col piede giusto, uscirà la seconda puntata della nostra webserie “Di nuovo in Pista. Non perdetevela!

Dalle maratone alle Granfondo

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Quest’anno sono esattamente 20 anni che corro in bici. Prima facevo comunque sport e correvo, ma come podista. Ho fatto anche alcune maratone, tra cui quella di New York. Un’esperienza unica e irripetibile, che consiglierei a tutti coloro che fanno podismo. Per spiegare cosa sia la maratona di New York faccio sempre questo paragone con la maratona di Roma: tutta la città di New York vive la maratona, la città di Roma invece la sopporta. Cosa significa che la città di New York vive la maratona? Un piccolo esempio: passi tu per le vie del percorso e prima di te la gente ai bordi delle strade ha già visto passare altri 20000 concorrenti. Be’, il loro calore e il loro entusiasmo è sempre lo stesso!

Mi piaceva correre, ma già praticavo un po’ di bici. Poi nel 1994, dopo un incidente, mille peripezie e interventi, ho dovuto smettere con la corsa e mi sono dedicato pienamente alla bicicletta. Non è stato un ripiego, perché oggi, dopo aver fatto a lungo entrambe le esperienze posso dire che sono due sport che amo ugualmente. Anche se con sostanziali differenze tra loro e vantaggi. Con la bicicletta il paesaggio è più vario e più movimentato tra salite e discese, mentre a piedi il percorso è più monotono. Allenarsi per correre a piedi però richiede meno tempo rispetto alla bici, e non è un vantaggio di poco conto. Poi a piedi di solito arriva primo chi va più forte. In bici generalmente no, perché ci sono diverse variabili che incidono, come tenere la ruota in un certo modo, o avere la ruota giusta, o risparmiare le energie nel percorso. Quindi anche chi non va forte, ma ha dei tempi mediamente buoni come i miei, può sfruttare queste accortezze per avvantaggiarsi anche contro chi va più forte di te. Ed è lì che la gara diventa più divertente.

Cervia, superata la Via del Sale

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Non è stato affatto facile, ma ce l’abbiamo fatta. Abbiamo tagliato il secondo traguardo verso il Prestigio.

A Cervia il clima iniziale era più  rilassato rispetto a Laigueglia: vuoi perché avevamo già rotto il ghiaccio, vuoi perché stavolta non c’è stato alcun temporale alla vigilia della gara.

Ma poi un po’ di tensione appena prima della partenza si è fatta sentire… Il percorso lungo era davvero tosto, con 4 salite decisamente impegnative.

Eravamo tanti, 4.500 iscritti, e insieme a noi hanno corso anche alcuni grandi sportivi: da Fabrizio Ravanelli ad Alessandro Petacchi, da Anna Trevisi a Luca Scinto.

E poi c’era una sfida nuova rispetto agli altri anni, la Cima Pantani – Montevecchio:  373 mt di altezza, per una pendenza che arrivava al 14%, da percorrere nel tempo massimo di 19 minuti senza scendere sotto al tempo minimo di 18 minuti.

Io e Gianluigi però abbiamo deciso di non provarci nemmeno a raggiungere quella velocità in salita, il nostro obiettivo è più lontano e per questo serve dosare bene le energie. Energie che ora dobbiamo tenere in serbo in vista della prossima sfida, la Dieci Colli di Bologna del primo maggio. Per avvicinarci al Prestigio di un altro passo.

Intanto già un occhio va alla prossima Via del Sale, che è stata annunciata per il 3 aprile 2016: si sa, noi ciclisti non ci accontentiamo mai!

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Anche la seconda Granfondo è fatta

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E anche questa è fatta. La scorsa domenica io e Ivano abbiamo portato a casa la conclusione della seconda Granfondo valida per lo scudetto Prestigio, la “Via del Sale” di Cervia. 150 km e rotti di fatica, ancora fisiologica.

Un tempo discreto, 5 ore e 47 minuti, perfettamente in linea con le aspettative che ci eravamo dati: tra le 5 ore e mezzo e le 6 ore. E molta soddisfazione perché procediamo e perché so che potevo anche dare qualcosa in più. L’allenamento costante e regolare in vista del Prestigio influisce infatti positivamente sulle mie performance: ho notato che non arrivo più in fondo al traguardo distrutto. Non sono mai stato così allenato e così motivato a farlo!

In quest’ultima gara ho anche avuto un impegno in più: avevo montato sul casco una piccola telecamera per fare qualche ripresa “da dentro” nella folla dei ciclisti. La telecamerina è sì piccola, ma non è senza peso! Quindi, dopo circa un’ora, l’ho messa in tasca per poi recuperarla in vista del traguardo. Ora sono davvero curioso di vedere cosa i miei occhi hanno visto e registrato durante l’inizio e la fine della Granfondo.

Adesso, prima di pensare alla prossima gara, l’impegnativa Dieci colli di Bologna, devo tornare a dedicarmi al mio lavoro e a seguire Ivano come medico per il progetto “Trapianto…e adesso sport”. Siamo compagni di sport in questa avventura, ma prima di tutto siamo alleati nella vita di tutti i giorni nel suo percorso di salute.

Non s’improvvisa nulla: l’importanza della preparazione

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Si fa presto a dire “Prestigio”.

Un sogno, un’idea, un progetto che, con il passare delle settimane, diventano via via più concreti, e si trovano a fare i conti con la realtà di tutti i giorni…lavoro, casa, famiglia, allenamenti, tutto da incastrare.

Perché, è bene sottolinearlo, un’impresa di questo tipo non si improvvisa: per un trapiantato, così come per qualsiasi cicloamatore, la preparazione atletica deve essere mirata, a seconda degli obiettivi di stagione. E le insidie sono sempre dietro l’angolo: i crampi, i cali di zucchero, le “gambe dure”…

Per prepararmi opportunamente al Prestigio, e quindi anche al prossimo impegno di Cervia del 12 aprile, ho cambiato completamente allenamento rispetto agli anni scorsi. Prima di tutto perché ho iniziato a uscire in bici molto presto, in previsione del primo impegno stagionale a febbraio, la granfondo di Laigueglia.

Cerco di distribuire l’attività ciclistica su tutta la settimana, alternando carico e scarico. E così, mentre la “Via del Sale” si avvicina, ecco l’agenda dei miei ultimi allenamenti:

Domenica

  • percorso lungo circa 5 ore, con 1000/1500 mt di dislivello
  • si inizia con 15/20 minuti a un ritmo molto blando con rapporti agili, poi pedalata a intensità crescente, termine in scioltezza defaticante
  • a seguire stretching

Lunedì

  • pedalata di circa 1 ora in agilità per scarico
  • a seguire stretching

Mercoledì

  • percorso lungo circa 5/6 ore, con 1000/1500 mt di dislivello
  • si inizia con 15/20 minuti a un ritmo molto blando con rapporti agili, poi pedalata a intensità crescente, termine in scioltezza defaticante
  • a seguire stretching

Venerdì

  • percorso medio circa 2/3 ore, pianeggiante
  • si inizia con 15/20 minuti a un ritmo molto blando con rapporti agili, poi pedalata a intensità crescente, termine in scioltezza defaticante
  • a seguire stretching

Gradualmente i percorsi delle granfondo diventano più lunghi, quindi aumentano anche i km degli allenamenti.

Ogni allenamento è monitorato dal cardiofrequenzimetro, che mi permette di tenere sotto controllo le pulsazioni e di evitare affaticamenti eccessivi che possono risultare anche pericolosi per la salute.

Sono pronto per affrontare i 150 km con 1550 mt di dislivello della granfondo “Via del Sale”. Compresa la nuova Salita Pantani, per cui serviranno tutte le energie accumulate in questi ultimi allenamenti!

Per non perdere il ritmo

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Un granfondo in più per tenere il ritmo delle gare che servono a raggiungere l’obiettivo dello scudetto Prestigio. Non contenti delle 8 granfondo previste, io e Ivano abbiamo infatti deciso di allenarci non solo con i percorsi in solitaria o in compagnia di qualche amico, ma mettendoci anche alla prova partecipando a gare fuori dal circuito del Prestigio.

Così il 22 marzo eravamo di nuovo in pista per la granfondo Davide Cassani di Faenza. Una gara comparabile come chilometraggio a quella di Laigueglia, ma più varia come altezze e quindi più impegnativa nelle salite.

Vedendola come un allenamento, non abbiamo spinto molto sui pedali, prendendocela un po’ comoda e fermandoci anche per colpa di qualche crampo. Alla fine abbiamo completato i 120 chilometri in 4 ore e mezzo (no, assolutamente non è stato il nostro tempo migliore!), ma siamo comunque soddisfatti perché l’obiettivo era fare un allenamento più completo, come solo in una gara si può fare.

Ora ci aspettano granfondo impegnative, sia come salite che come chilometri. Come la Dieci colli di Bologna, di ben 170 chilometri che si correrà il 1° maggio. Personalmente la conosco perché 12 anni fa ho fatto il percorso più breve, ma tante cose possono essere cambiate nel frattempo. Per motivi di sicurezza, perché il paesaggio è cambiato, spesso accade che un percorso possa variare da un  anno a un altro, figuriamoci dopo tanto tempo. Sarà come fare una gara totalmente nuova. E lì sì che bisognerà spingere sui pedali!

Il sogno del Mondiale

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Durante una gara a Lumezzane, Brescia, siamo partiti e in contropiede ho fatto subito uno scatto: ho corso tutta la gara da solo, e sono arrivato con quasi un minuto di vantaggio sul secondo. Avevo 9 anni.

È una delle vittorie più belle che ricordo, alla fine della gara molti ciclisti si sono complimentati con me. Mi “tenevano d’occhio”, per così dire: ero portato, all’epoca vincevo parecchio. Tutte le domeniche era un podio, ero sempre tra i primi tre posti.

Ivano_piccolo_podioIl mio sogno era poter partecipare al Campionato Mondiale.

A 13 anni sono entrato nella categoria Esordienti.

Ricordo che è stato un passaggio faticoso, ho fatto pochi podi. A 14 anni, nel secondo anno di Esordiente, riuscivo a malapena a concludere le gare.

Ma dai controlli medici sembrava che andasse tutto bene, quindi pensavo che sarebbe bastato solo un po’ di allenamento in più. L’ostinazione non mi mancava.

Durante una gara ciclistica di tipo pista, di sera, dopo una volata sono arrivato terzo: “Hai ritrovato la tua forza”, mi hanno detto tutti. Ero felice. Ma la notte mi sono sentito male. Mi hanno portato in ospedale e mi hanno trovato in tachicardia. In terapia intensiva non riuscivano a farmi abbassare il battito cardiaco. Ero in pericolo di vita.

Sono riusciti ad arrestarmi la tachicardia con il defibrillatore, ma dopo vari controlli hanno accertato che non potevo più andare in bicicletta. Per me è stato un vero colpo. Scoprire di non poter più pedalare significava chiudere il sogno del Mondiale in un cassetto.

Un sogno che ho ripreso parecchi anni più tardi: dopo il trapianto di cuore ai Mondiali ci sono andato. Partecipando al campionato del mondo di trapiantati.